I lavoratori frontalieri: vediamo insieme le novità del 2024

Nell’Unione Europea, sempre più persone scelgono di lavorare in un paese e vivere in un altro, creando una nuova categoria di lavoratori noti come lavoratori frontalieri o pendolari transfrontalieri. Per questa tipologia di lavoratore, come per altri segmenti (vedi ad esempio il nostro articolo sul lavoro marittimo), è interessante andare ad indagare le dinamiche alla base della disciplina specifica.

L’articolo 1, paragrafo 1, lettera f) del Regolamento (CE) n. 883/2004 fornisce la definizione di lavoratore frontaliero come “qualsiasi persona che svolge un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro diverso dal proprio e risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di massima ogni giorno o almeno una volta la settimana”.

Pendolari transfrontalieri

Lavoratori frontalieri e lavoro estero: le differenze

La distinzione con la definizione di lavoratore all’estero è esplicitata dall’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR): il lavoratore all’estero è colui che presta il proprio lavoro in via continuativa ed esclusiva al di fuori dei confini nazionali, soggiornando nello stato estero per più di 183 giorni nell’arco di dodici mesi.

La figura del lavoratore frontaliero comprende quindi i dipendenti residenti fiscalmente in Italia che si recano quotidianamente all’estero, in zone di frontiera o Paesi limitrofi, per lavorare. Non rientrano in questa definizione i dipendenti residenti in Italia che, in base a un contratto specifico che prevede la prestazione all’estero come attività esclusiva, soggiornano all’estero per oltre 183 giorni, soggetti a una tassazione diversa prevista dall’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, denominata “retribuzioni convenzionali”.

Caratteristiche…

Le caratteristiche dei lavoratori frontalieri includono la residenza in Italia, il rapporto di lavoro dipendente con un datore di lavoro di uno Stato confinante o limitrofo, la continuità ed esclusività del rapporto di lavoro e la quotidianità dei trasferimenti transfrontalieri verso e dalla sede di lavoro. Sorge un dubbio interpretativo sull’uso dell’avverbio “quotidianamente”, se debba essere inteso in senso restrittivo (ogni giorno) o in modo più ampio, ad esempio come abitudinario.

…e novità nel regime fiscale 2024

Il regime dei frontalieri prevede una particolare imposizione fiscale. Secondo l’articolo 1, comma 175 della Legge n. 147/13, il reddito da lavoro dipendente prestato in zone di frontiera concorre a formare il reddito complessivo IRPEF del contribuente, con una decurtazione di 10.000 euro (franchigia di esenzione). La franchigia è stata aumentata da 7.500 a 10.000 euro a partire dal 2024.

Il credito per imposte estere è applicato per evitare la doppia imposizione sul reddito del lavoratore frontaliero: l’articolo 165 del TUIR prevede il calcolo del credito in base alle imposte estere versate, parametrate al minore reddito imponibile in Italia. L’applicazione di questo credito è oggetto di interpretazioni contrastanti, con alcune decisioni giuridiche che sostengono una riduzione proporzionale dell’imposta estera.

La situazione Italia-Svizzera

Nonostante la Svizzera non sia membro dell’Unione Europea (UE), accoglie una considerevole quantità di lavoratori frontalieri e ha a suo tempo stipulato l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE: questo accordo mirava a stabilire una serie di disposizioni che consentono la libera circolazione delle persone tra la Svizzera e gli Stati membri dell’UE, ed è di vitale importanza per la gestione dei flussi migratori tra la Svizzera e i paesi membri dell’UE, inclusi i lavoratori frontalieri che attraversano le frontiere giornalmente per lavorare in Svizzera.

Il lavoro frontaliero tra Italia e Svizzera, regolamentato storicamente dall’Accordo del 1974 e dalla Convenzione del 1976 contro le doppie imposizioni, ha subito una trasformazione significativa grazie al progresso tecnologico ma anche in seguito dell’emergenza Covid: prima, i salari dei lavoratori frontalieri venivano tassati solo nello Stato in cui svolgevano l’attività, ma con l’adozione diffusa del lavoro agile – che non richiede più il transito quotidiano oltreconfine – si è resa necessaria una revisione delle politiche fiscali.

Il nuovo accordo siglato nel 2023

A partire dal 1 gennaio 2024, è entrata quindi in vigore la nuova era per i frontalieri Italia-Svizzera. Questo segue l’accordo bilaterale già pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 151 del 30 giugno dell’anno passato e ufficialmente entrato in vigore il 17 luglio 2023: questo accordo cambia il sistema di tassazione per gli italiani residenti nelle zone di confine che lavorano in Svizzera, mettendo fine al precedente sistema “contro le doppie imposizioni” in vigore dal 1974.

I “vecchi” frontalieri continueranno a essere tassati secondo le regole tradizionali, esclusivamente in Svizzera, mentre i “nuovi” frontalieri, ovvero coloro che stipuleranno un contratto dipendente dopo il 1° gennaio 2024, dovranno fare la dichiarazione dei redditi in Italia. A loro sono garantite alcune agevolazioni, tra cui una franchigia di 10mila euro sottratti al reddito lordo, la detrazione dei contributi e la detassazione degli assegni.

Un elemento significativo dell’accordo è l’introduzione per la prima volta di uno scambio di informazioni fiscali tra Italia e Svizzera. Questo scambio di informazioni dovrebbe portare alla luce la realtà dei frontalieri in Italia, consentendo di conoscere il numero di frontalieri, le loro occupazioni e i loro guadagni. Si tratta di un passo importante verso una maggiore trasparenza e cooperazione tra i due paesi in materia fiscale e lavorativa.

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