Direttiva NPL 2021/2167

Si è concluso a fine febbraio il processo di consultazione pubblica avviato dal Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze in merito allo schema di decreto legislativo sul recepimento della Direttiva NPL (Direttiva (UE) 2021/2167) nell’ordinamento giuridico italiano. Questa direttiva mira a incentivare lo sviluppo di mercati secondari dei crediti deteriorati di origine bancaria nell’Unione Europea, facilitando il trasferimento dei rischi dal settore bancario a terzi (risk transfer).

Di seguito, esploreremo gli aspetti salienti dello Schema di Decreto.

Un po’ di contesto

I crediti deteriorati (non-performing loans – NPL) sono prestiti che le banche non riescono a recuperare o il cui rimborso è in forte ritardo: questo avviene quando un debitore non effettua i pagamenti del capitale e degli interessi per un periodo di tempo significativo, generalmente superiore a 90 giorni, oppure quando è improbabile che il debitore riesca a onorare il proprio debito senza che la banca ricorra a garanzie.

Il livello dei crediti deteriorati influisce sulla redditività delle banche e sulla loro capacità di erogare nuovi prestiti, alti livelli di NPL riducono la liquidità delle banche e limitano la loro capacità di supportare la crescita economica attraverso l’erogazione di nuovi finanziamenti. Se il settore bancario è sotto stress, i problemi possono rapidamente trasmettersi all’intera economia, danneggiando l’occupazione e la crescita economica complessiva. La Banca Centrale Europea (BCE) monitora attentamente il livello degli NPL detenuti dalle banche nell’ambito del suo ruolo di vigilanza, verificando che gestiscano adeguatamente il rischio di credito, disponendo di strategie, strutture di governance e processi idonei per affrontare i crediti deteriorati. Questo fa parte del processo di revisione e valutazione prudenziale (SREP) condotto annualmente.

Gestione del rischio di credito

Quali sono le misure preventive e proattive che le banche possono adottare per minimizzare il rischio di accumulo di crediti deteriorati?

  1. Concedere prestiti solo a clienti che dimostrano la capacità di rimborsarli.
  2. Monitorare costantemente i prestiti per individuare tempestivamente debitori in difficoltà.
  3. Collaborare con debitori economicamente sani per ristrutturare i loro prestiti.
  4. Effettuare accantonamenti sufficienti per coprire le perdite previste.
  5. Adottare strategie per ridurre il volume dei crediti deteriorati.

Per ridurre lo stock di NPL, è necessario però intervenire anche in ambito giuridico, e sviluppare i mercati secondari per consentire alle banche di trasferire il rischio di NPL a investitori non bancari.

Obiettivi dello Schema di Decreto

La Direttiva NPL avrebbe dovuto essere recepita nei singoli ordinamenti nazionali entro il 29.12.2023, solo pochi Stati Membri dell’Unione Europea hanno tuttavia trasposto la direttiva nei rispettivi ordinamenti giuridici. Lo Schema di Decreto interviene sul Decreto Legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (TUB), introducendo, nel Titolo V, un nuovo Capo II dedicato all’acquisto di crediti in sofferenza originati da banche e altri soggetti abilitati alla concessione di finanziamenti con sede in uno Stato Membro dell’Unione Europea.

Direttiva NPL e ampliamento del mercato secondario di crediti in sofferenza

La principale novità dello Schema di Decreto è appunto la possibilità per soggetti diversi dalle banche di acquistare crediti in sofferenza. Questo rappresenta una deroga significativa al principio di riserva di attività stabilito dal Decreto 53/2015, permettendo a qualsiasi soggetto, diverso da una banca, di diventare cessionario di crediti, purché questi originino da attività bancaria o da altri soggetti abilitati alla concessione di finanziamenti e siano stati classificati in sofferenza secondo le disposizioni della Banca d’Italia.

Introduzione del Gestore di crediti in sofferenza

Un’altra novità introdotta dallo Schema di Decreto sulla Direttiva NPL è la figura del Gestore di crediti in sofferenza. La gestione dei crediti, che include attività di riscossione, recupero dei pagamenti e gestione dei reclami, può essere affidata a una banca, a un intermediario finanziario iscritto nell’albo previsto dall’articolo 106 del TUB, o alla nuova figura del Gestore di crediti in sofferenza, in forza di un contratto di gestione stipulato in forma scritta.

Informativa ai debitori ceduti

Lo Schema di Decreto introduce un diritto rafforzato all’informativa a beneficio del debitore, stabilendo l’obbligo per il gestore di crediti in sofferenza, la banca o l’intermediario finanziario di inviare una comunicazione di avvenuta cessione a ciascun debitore ceduto. Questa comunicazione deve essere inviata dopo la cessione e prima dell’avvio delle procedure di recupero, garantendo maggiore trasparenza e tutela per il debitore.

Segregazione patrimoniale delle somme

Lo Schema di Decreto stabilisce il principio di segregazione patrimoniale delle somme corrisposte dai debitori ai gestori di crediti in sofferenza. Queste somme devono essere accreditate in un conto separato presso una banca e mantenute fino al loro trasferimento al singolo acquirente di crediti in sofferenza. I fondi rappresentano patrimoni distinti a tutti gli effetti da quello del gestore, proteggendo così i crediti dei debitori dalle azioni dei creditori del gestore stesso.

Operatività transfrontaliera

In linea con i principi della Direttiva NPL, lo Schema di Decreto facilita l’operatività transfrontaliera degli acquirenti e dei gestori di crediti in sofferenza. Gli acquirenti possono acquistare crediti anche se non residenti, domiciliati o aventi sede legale in Italia. I gestori di crediti in sofferenza con sede in uno Stato Membro dell’Unione Europea possono svolgere la loro attività in altri Stati Membri, previa comunicazione alla relativa autorità di vigilanza, mentre i gestori italiani possono operare anche fuori dall’Unione Europea previa autorizzazione della Banca d’Italia.

Applicazione dello Schema di Decreto alle operazioni di cartolarizzazione

Non è ancora del tutto chiaro se le disposizioni dello Schema di Decreto si applicheranno alle operazioni di cartolarizzazione: il nuovo articolo 114.2 del TUB indica che le disposizioni del Capo II non si applicano alla gestione di crediti in sofferenza nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione ai sensi della Legge 130, quando l’acquirente è una società veicolo per la cartolarizzazione. Tuttavia, nelle operazioni mono-tranche, sia il master servicer che gli eventuali special servicer delegati dovranno conformarsi alle disposizioni previste per i gestori di crediti in sofferenza.

Conclusioni

Le novità introdotte dallo Schema di Decreto segnano un cambiamento significativo nel trattamento dei crediti in sofferenza – NPL – in Italia. Sebbene le disposizioni contenute nello Schema di Decreto debbano ancora essere adottate nella loro forma finale, rappresentano un passo importante verso la creazione di un mercato secondario dei crediti deteriorati più efficiente e integrato a livello europeo. Le imprese e gli operatori del settore dovranno prestare attenzione all’evoluzione normativa per adeguarsi alle nuove regole e sfruttare le opportunità offerte dal nuovo contesto regolatorio.

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